Jacopo Ferrarese

Ti definisci un artista?

Si, anche se non credo che sia importante definirsi con questo termine;
uno scrittore è un artista esattamente come può esserlo un ingegnere che crea qualcosa di innovativo.
si tratta di scandagliare quelle che sono le nostre immagini naturali.
Chiunque studia un mezzo di creazione positivo per l’umanità si può definire un artista.
è un artista chi vede delle possibilità.

Ti definisci un pittore?

Si, per il fatto che uso principalmente la pittura.

Che ruolo ha il pittore all’interno dell’arte contemporanea?

Creare delle immagini che siano autentiche.

A che scopo?

Gli scopi sono diversi, uno è sicuramente cercare di comunicare con il prossimo, nel senso che si ha la possibilità di far entrare una parte di me stesso nella memoria degli altri senza conoscerli;
tu non mi conosci, vedi una mia tela, se ti da delle sensazioni vuol dire che in qualche modo sono riuscito a comunicarti qualcosa.
è un’affermazione dell’essere umano.

C’è qualcosa in particolare che vorresti comunicare?

No. Assolutamente. Non penso che ci sia qualcosa in particolare che uno deve comunicare, penso che sia un tipo di sensazione che non si può spiegare, non si spiega cosa ti comunica effettivamente.
Per dire… leggi un bel libro, quando lo finisci, ti lascia qualcosa…che cos’è quel qualcosa?
Parlando di un libro spesso sono esperienze che lo scrittore ha fatto e tu, in qualche modo, vivi quell’esperienza attraverso gli occhi dello scrittore ed è un po’ come se l’avessi vissuta anche tu, ma non l’hai vissuta… ti resta però quella specie di fascia di sensazioni che ti avvolge per un determinato periodo, che poi diventa ricordo di quelle sensazioni.

Perchè tutto ciò ha valore secondo te?

Perché è comunicazione. Siamo esseri umani ed è la cosa più importante che ci sia. Complicare troppo questa risposta non penso che porti a qualcosa di positivo… è quello.

Quali riscontri hai ricevuto dal tuo pubblico?

Fortunatamente i riscontri sono spesso positivi, altre volte meno positivi, ma è normale, non si può piacere a tutti o riuscire a comunicare con tutti, è chiaro che ti trovi meglio con le persone che hanno dei codici più simili ai tuoi.
tuttavia il confronto con chi ha un linguaggio distante dal mio mi ha fatto sicuramente crescere.

Pensi che la pittura sia un medium  contemporaneo?

Se lo si usa oggi è contemporaneo. Io sono vivo, ora, e lo sto usando. Il fatto che abbia una storia, che non rientra necessariamente nel mio caso, l’utilizzo della pittura ad olio in modo classico (non la utilizzo in modo classico)… Il fatto che lo strumento abbia una storia lo rende anche più contemporaneo, perché ti permette una forma di dialogo con il passato, ne arrotonda la sua essenza.
Mi interessa l’aspetto di sedentarietà che ha la pittura.
Questa, purtroppo, è una cosa con la quale fare i conti. La pittura non è una cosa che puoi fare dappertutto, la puoi fare se hai uno spazio e gli strumenti per poterlo fare. Lo potresti fare da qualsiasi parte lavorando a parete, però, non sempre le persone sono d’accordo… Questo è un problema, ma al contempo penso che, in qualche modo, può essere mediato grazie alle nuove tecnologie. Con internet hai la possibilità di mostrare l’immagine del lavoro… se poi qualcuno è interessato, il modo di farla viaggiare lo si trova. Il fatto di farla, proprio, quello purtroppo è un casino.

Forse è proprio questo che allontana la pratica pittorica da molte pratiche contemporanee?

Si, la pittura è un mezzo che crea delle distanze.
Richiede molto tempo, richiede un modo di agire e di pensare diverso rispetto a quello che siamo abituati a utilizzare giornalmente.
è una pratica che si crea sulla base degli errori, dei modi sbagliati che trovi per farla. Questi “errori”, ovviamente, non possono essere progettati o preventivamente pensati.
è una pratica solitaria, bisogna essere concentrati su quello, è una forma di meditazione. Anche se credo che quasi tutte le forme creative siano, almeno per la nascita del germoglio del lavoro, pratiche solitarie.

Pensi che si possa considerare una pratica sovversiva?

Ci pensavo un po’ di tempo fa, se per contemporaneità pensiamo a cosa non viene utilizzato, ad un mezzo originale perché raro, allora la pittura può essere sovversiva nel linguaggio dell’arte perché va, da un certo punto di vista, contro l’utilizzo di altri mezzi.
è un mezzo raro, ovviamente parliamo di alti livelli, quindi di pittura autentica, perché è uno strumento al quale bisogna essere iniziati da molto giovani; ha in se talmente tante regole che vanno di pari passo ad altrettante incongruenze, che per cominciare a capirle e a scandagliarle si devono spendere anni di pratica.
Ora come ora viene sicuramente rivalutata per via dell’ultima Biennale, purtroppo molti si basano su quello che c’è oggi in Biennale… Metti che alla prossima non c’è più la pittura, allora, di nuovo, la pittura non va più bene…un artista deve guardare queste manifestazioni, ma fino a un certo punto… se hai un tuo mezzo espressivo e hai capito che è quello, anche se non va di moda che cazzo te ne frega?
Gli artisti delle avanguardie hanno utilizzato mezzi che erano nati da pochissimo tempo. Nonostante fossero, ai tempi, dei mezzi super contemporanei, ancora oggi ci lasciano qualcosa.
Questo perché l’attenzione non era solo rivolta al “nuovo”, ma alla distruzione del vecchio, c’era una vera guerra delle arti, accompagnata dai movimenti della politica.
Oggi i nuovi mezzi, che poi tanto nuovi ormai non lo sono più, vengono utilizzati, a mio parere, per mostrare il mezzo stesso piuttosto che mostrare qualcosa con il mezzo nuovo, è una questione di etichetta.

Cosa ti spinge, oggi, a continuare a lavorare?

La pratica artistica è una cosa che fai essenzialmente per te stesso, perché è il tuo modo di vivere, nel senso che, se sto un po’ di tempo senza produrre qualcosa, sento che in qualche modo cambio. Il farsi mancare quelle ore di meditazione, di ricerca e di produzione di qualcosa mi danneggia. Mi sento mancante. Essenzialmente è una cosa che ti serve…non per star bene, perché non è che si stia bene (c’è la pippa dell’oh no sono un incapace)…anche se magari dieci minuti prima qualcuno ha apprezzato il tuo lavoro, quando sei da solo cambia tutto.

Secondo te da dove arriva questa esigenza? È una cosa personale? Casuale? O ha una derivazione?

Deriva dalla necessità di comunicare e dell’essere accettati o per lo meno visti… probabilmente è una cosa molto infantile.
Probabilmente è anche il fatto che, banalmente, le persone che non sentono questo bisogno, è perché non sono mai stati avvicinati a questo genere di mondo…per quanto mi riguarda ho la fortuna che sia mia madre che mio padre, non a livello professionale, ma hobbistico, hanno sempre fatto il quadretto o la sculturina e quindi ci sono entrato in contatto da piccolissimo, sicuramente ha influito…non per nulla ho frequentato l’accademia.
E poi penso che l’arte in generale sia una pratica spesso per gente….diciamo introversa..ovviamente, creando qualcosa con l’intenzione di mostrarla, si esibisce un lato narcisistico, però questo lato di narciso deve passare molto tempo in solitudine e silenzio prima di mostrarsi.

Pensi che fare l’artista sia una sorta di percorso interiore?

Assolutamente. È come lo studio: se devi dare un esame, devi prima stare in casa a studiare… è una forma di esame che ci si autoinfligge. È un continuo mettersi in gioco. Ti mantiene vivo, ti fa incazzare, ti fa essere felice… picchi di umori opposti insomma.