Serena Vestrucci

Secondo te, la figura dell’artista ha una qualche forma di responsabilità verso la contemporaneità?

L’artista è un essere umano, e in quanto tale sarebbe bene che agisca in modo responsabile nei confronti del tempo passato, così come di quello presente e futuro. Il che significa pensare all’oggi imparando dalla Storia e rivolgendo lo sguardo al domani e a chi verrà dopo.

Secondo te le opere d’arte possono racchiudere questa attitudine?

Certo! Nel momento in cui meritano di definirsi tali, devono essere in grado di confrontarsi con il passato in modo critico e di pensare al futuro con senso etico.

A chi si rivolgono le opere d’arte di questo tipo?

Le opere d’arte si rivolgono a tutti. Sta a chi le guarda il compito di decidere quali piani di lettura considerare per rivolgersi a loro.

Quindi l’opera ha diversi modi di “agire” a seconda di chi ne fruisce?

Certo. Qui non posso che citarti Alberto Garutti:
“credo che l’opera esista solo nello sguardo di chi la osserva, nell’incontro unico e speciale tra l’opera e lo spettatore, è proprio in questa tensione che viene a crearsi il presupposto affinché l’arte esista e prenda forma.” [Guido Molinari, “Alberto Garutti: Andare verso”, in Flash Art, giugno 2008]

Da artista, come affronti queste responsabilità?

Cercando di insistere fino a quando il lavoro non mi sorprende e restituisce più energia di quella impiegata nel realizzarlo.

Un’opera d’arte si può considerare utile?

Proprio la sua totale inutilità a soddisfare i bisogni primari è ciò che la rende utile per elevare l’uomo dal suo stadio animale.

Secondo te cosa spinge l’essere umano a inserirsi in questo processo? Cosa lo spinge a produrre arte oggi?

​Quale moto spinga l’essere umano ad avvicinarsi all’arte non mi è chiaro, e proprio per questo – come tutte le cose irrisolte – mi ha sempre affascinato e continua a farlo.